venerdì 11 febbraio 2011

plug in


i n s e r i r e

c o l l e g ar e

a t t a c c a r e


mi collego,

ma cado,

forse entro,

ma poi esco,

la polvere diventa più saggia di me

a furia di cadere...
mi butto a terra per non cadere

mi pluggo in

in terra...

tutti giù per terra...

anche polvere è un verbo all'infinito?

l'infinito è infinito
e basta...
basta come stop e anche come basta
cioè è sufficiente...per l'adesso...
perchè l'infinito non può bastare mai, in realtà
e l'uso dei verbi all'infinito

fa iniziare il collegamento

perchè poi si c o n i u g a n o,

i verbi,

che nel coniugarsi diventano finiti
io, tu, egliella, noi, voi, loro,

e quindi si collegano, coniugandosi, al

q u i q u o q u a

che è una forma del presente,

f i n i t o

o

i n f i n i t o?


ahhahaaaaahhhhhahahahahahahahahahahahahah

martedì 8 febbraio 2011

b come...


questo modo di essere bipede,
mi rincorre come cosa stramba,
il sistema centrale mentale e cefalotico ogni tanto mi lancia un pop up di attenzione...
è come se fossi programmata ad essere più in forma strisciante o aerea, a volte liquida,
ieri mi chiedevo quanto tempo ci volesse per l'acqua per prendere e mantenere la forma del bicchiere, della brocca o del vaso,
pensavo che un minimo di concentrazione fosse necessaria,
giusto per una forma di coerenza...
la bipede e solida che cammina allora diventa un'eccezione,
così lanciata verso l'alto, i piedi giù piatti paralleli alle narici...
eppòi proprio il camminare è una cosa che mi sconvolge...
è difficilissimo coordinare insieme le masse e le piante dei piedi che devono far stare in piedi, appunto, le ginocchia, le articolazioni coordinate in un unico atto...
per nn parlare della direzione,
sì, cammino ma dove vado?
la sensazione è di nn avere una direzione, quanto una meta di raggiungere....esco da una scatola per attraversarne altre in funzione di una scatola finale meno temponanea delle precedenti...
ieri nella luce gommosa del primo pomeriggio,
aiutata anche da una vischiosa melassa di smog,
aspettando il tram 33 mi sono alberata...
ho cominciato a desiderare di far ciondolare i rami,
di tirare le radici e di lasciare andare un pò di foglie attaccate ancora del vecchio autunno...
almeno loro potevano inseguire quei rari refoli di vento in giro per la città...
almeno io potevo stare ferma lì e stare, sentire un presente, piantato, in un punto certo,
un punto, forse l'inizio di una direzione, di un viaggio,
ma questa terra che corre mi porta appresso ed io posso aspettare mi venga incontro che mi giri addosso...
alzati e cammina disse qualcuno (forse c'entra con il 33) ...
da albero mi riesce meglio,
molto meglio....

venerdì 4 febbraio 2011

giallo andante



















nebbia dolce,
freddo intorno alle inferriate del giardino,
ritorno nel luogo di anni fa,
a contatto con la follia,
quella che dicono degli altri, quella che scrivono in bella sulle cartelle cliniche,
ma, la mia innanzi tutto..
i miei loro nn ci sono più,
è tutto cambiato,
io ritorno nel luogo dei faggi
a prendere un foglio volante che parla
del mio passaggio di anni di là...
io nn ci sono più,
ma so ricordare
quel candore del camminare dei "matti",
con il bicchierino bianco dei farmaci
e le ciabatte a strascico e le tute da ginnastica troppo lunghe
o troppo corte...
c'era la nebbia l'altra sera,
la nebbia che nascondeva i ricordi
la nebbia che c'era nei miei sogni quando sognavo di quel posto...
scendo nei sotterranei,
hanno ristrutturato tutto,
i luogo delle parole e dei collage,
il luogo della cucina e del trasformare...
tutto sparito, masticato e sputato via dalla razionalità,
hanno dipinto il lungo corridoio
di un giallo chimico,
come certe bevande a base di vitamine
che sembrano quelle pozioni che i cattivi nei cartoni animati
usano per trasformare in mostri radioattivi i buoni...
anche lì, sulle pareti giallo supradyn,
tutto sembrava ancora più radioattivo con le luci a risparmio energetico,
ma anche vagamente cianato,
citrato, virato,
drammaticamente acido...
mi siedo nel corridoio sulle nuove sedie da aeroporto
ed aspetto, lo psichiatra mi dice se posso pazientare un quarto d'ora...
io rimango, certo, posso con calma osservare..
l'andare avanti e indietro dei nuovi ospiti che non conosco,
che mi ricordano e mi vogliono ricordare il passato,
ma nn so subito distinguere i pazienti dagli operatori
sono tutti con gli stessi colori addosso...
forse i pazienti sono quelli più rassegnati allo strascico avanti indietro,
forse sono quelli che non prendono l'ascensore senza le chiavi,
forse cono quelli con più ciabatte addosso,
forse sono quelli con il bicchierino che alla fine vuoto si mette a volare come una pallina di giocoliere...
(ma di farmaci ne è piena l'aria e tutti prima o poi li assorbono anche solo come pensiero)
c'è una ragazza, potrebbe essere della mia età, mi guarda,
in fondo mi riconosce, anche se non ci siamo mai incontrate,
mi riguarda e mi sorride con la bocca piccola,
mi sento arrivare le parole:
"si lo so che ti senti un pesce fuor d'acqua non sei una paziente nè una parente
nè una edu, una psico, una psichia, di qua, sei di passaggio e allora ti sorrido
così almeno qualcuno, io, ti ha visto, proprio proprio nn sembri più di nn esistere, neh?"
io ricambio anche per tutte le tre volte di andate e indietro che fa nel lungo lungo corridoio citrone,
e penso a mario quando dormiva sul tavolo lì in fondo o a roberto che pensava sempre ai suoi cannocchiali, o alla ella che chiamavo greta o olga perchè era una signora charmosa e delicata o a maria che parlava con il pacchetto di sigarette con suo padre o agli inchini della luigina o ai nervosimi di luigi, alle note di alberto e alle capriole di mario...
voci ed immagini che si affollano come fotogrammi sovrapposti nella mia mente e forse anche tra i miei capelli...
nostalgia, melancolia, suggestione?
ma il senso di amore profondo per quei maestri passati della mia vita d'allora,
mi fa pensare solo a una gratitudine immensa per tutto quello che ho ricevuto
e che ho avuto la possibilità di dare...
mi piacerebbe prenderli tutti, quelli passati e quelli di adesso, per poterli un pò toccare dentro e ricordare che si sono solo persi, forse addormentati un pò troppo profondamente
e che quella follia che gli dicono di avere è solo una maschera, come quelle di carnevale,
che magari si sono dimenticati di togliere, dopo che il carnevale era finito e si sono trovati a scivolare in una quaresima senza pasqua alla fine...
mi piacerebbe dire che nn c'è più bisogno di prendere nessuna pastiglia o goccia o puntura,
che adesso sono liberi di ridere, di giocare, di sognare, senza paura
che tutto è finito ed è andato tutto bene
siamo liberi tutti grazie anche alla loro maschera che non c'è più
e che non bisogna fare niente e che se vogliamo partire possiamo andare
dove vogliamo dove vogliamo
sempre...

ahahahahhhhhaaaahh

giovedì 23 dicembre 2010

un bel essere qua adesso


AUGURI!!!

mercoledì 22 dicembre 2010

password



"... e questa pioggia di oggi mi ricorda una routine monotona scivolosa e quello scorrere sembra quel tempo che segna le presentazioni e gli addii per sempre e tra una goccia e l'altra lascia intravvedere il futuro che evapora, manco fosse nebbia di pianura, tra le ciglia e le luci della macchina che si allontana e che non sai che sta svoltando per sempre dalla tua vita,
un sollievo alla lunga, un lieve sollievo però,
il tempo di appoggiare l'ombrello fradicio e sciogliere del cioccolato fondente e amaro
nei pensieri e nelle parole e nelle omissioni che ti rimangono stropicciate come gli scontrini nelle tasche del paltò...
poi uno si riprende la vita
in mano, la tua dicono gli altri,
come una gonna goffrata di crinolina che sollevi
se vuoi correre,
se devi correre dietro a quella immagine di te che è rimasta
indietro, spiacciacata nella solita pozzanghera docile alla fermata del tram..."

(tratto da "Dell'amore e di altre storte" ed. houncuoredibrodo )

mercoledì 24 novembre 2010

nefas

aram




è docile quello sciogliersi puro
nel senso del fuoco e del sonno
ricamo respiri in anfratti in penombra
con le dita appese a forma di ragno

mercoledì 3 novembre 2010

long time


sentieri gialli nel cielo

conquistano ragni

appoggiati ai pensieri delle nuvole

il vento di pioppo

vola verso te

il mio brivido bacio

giocandosi il tramonto

a sette e mezzo

giovedì 7 ottobre 2010

un blu che vola...


com'è che succede...
cammino in orizzontale, mi sembra,
ma sono anche verticale e lunga
e guardo il mondo con l'occhio sghembo...
strabico, in bilico, di sbiesso, stralunato più che oltre...
cos'erano i maya ad essere strabici?
...si lo so...aldi là di tutto
sembra che sia la distanza ad essere necessaria...
quella dello sguardo sfocato della camminata di potere...
per esempio,
quella che metto facendo finta che il tempo e lo spazio siano realmente veri...
ma com'è che succede che sembra tutto così fluido...
com'è che mi allontano da te ma ti ho addosso e dentro,
e il mio dentro è diventato fuori...
anche...
e la tua voce risuona come se fossi in un uovo gigantesco,
anch'esso fluido ed anche trasparente...
forse...per l'occhio sghembo di cui sopra...
forse per tutto il trambusto di fuori...
fuori...relativo...
anche le parole si spezzettano come la pasta per quella ricetta con i fagioli...
rimasugli di sillabe e vocali che danzano scomposte...
stai composta!...mi dicevano...e no, adesso no, non è possibile...
mi scompongo come una pupazzetta del lego, come un trattore del meccano...
da scompigliata a scomposta...già...già...
com'è che succede che se mi addormento e il mio corpo si scioglie,
la notte, e liquido scorre tra le griglie del sogno e si amalgama a non so che cosa,
come un bruco prima delle ali colorate, prima delle antenne, prima del volo...
penso e vedo quello di ieri...
e tu mio specchio...che mi racconti con i silenzi delle tue mele e delle tue tele...
ahhhahaha
(la mia rima baciata ahhhaha)
...che mi porti in soffitta dove c'è anche l'olio che riposa insieme agli scatoloni
delle tue tracce e dei tuoi sentieri...
ed io che mi accuccio facendo sì con la testa
perchè posso finalmente ascoltare e guardare con gli occhi a padella,
le storie dei guerrieri e degli angeli con le ali che li accarezzano...
facce, facce, tante facce che mi guardano dritta e lucida..
e togliermi la polvere dal naso e sgranchirmi le gambe
e sognare, sognare con l'acquolina in bocca...
ma com'è che succede che cammino ancora ma so volare
e la rincorsa,
e la mia solita rincorsa si tinge del blu del rabdomante...
ahhahha ahhahahahaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa

martedì 21 settembre 2010

fillla-strocca



ti sciogli nei miei occhi che vedo riflessi nei tuoi in cui mi sciolgo come il pane inzuppato nel latte

amen

venerdì 3 settembre 2010

io direi

...Io direi che siamo esseri sognanti tenuti insieme da un sognatore supremo...

lunedì 16 agosto 2010

a/r


andata e ritorno
ancora tracce che mi circondano,
gli ulivi e la campagna
l'argilla e i tuoi disegni sparsi tra gli alberi di frutta...
scivolo sotto il tuo patio e mi metto a guardare
anche le cose che si siedono come me ad aspettare...
il legno, la pietra, le foglie in controluce raccontano
questa gioia che rimbalza nel mio cuore da sempre...
tu, mentre apparecchi, entri ed esci dal mio sguardo e dal mio cuore con un tuffo
ma solo per poter cercare nuovi nutrimenti e rientrare
con i piatti di ceramica e i bicchieri impilati
e nuove cose da farmi assaggiare...
sembra che non ho mai imparato a mangiare
sembra che tutto quello che so lo devo reinventare sotto gli occhi di quanto sai tu,
il pane che si inzuppa nell'olio giallo e i semi di pomodoro
che fanno il sapore lucido,
e quel vino rosso che diventa più denso ogni volta che ritorno,
amore, amore è una eco semplice e banale,
ciò che non so chiamare diversamente da un sorriso dolce...
mentre scrivo so che giro intorno ad importanti pensieri
e le emozioni indicibili si beffano delle parole,
il tovagliolo si piega al vento,
le briciole di pane nuovo sulla tavola le appiccico ad un dito bagnato...
mi siedo ad assaggiare
questo gioco di questo noi che piega il mio essere selvaggia
in insolite ambite declinazioni,
le tue mani buone che si appoggiano al mio sognare
e che non faticano a spiegarsi silenziose...
chiamo casa questo tuo amore gentile e appassionato,
chiamo notte il tuo respiro
chiamo terra la tua pelle...

sì, adesso tocca me baciarti...

ahahhahhahahaheeheheheheehheheheheheeeeeehhh